Dalla letteratura scientifica

DALLA LETTERATURA SCIENTIFICA

Rubrica redatta in collaborazione con la dott. Ivana Truccolo, direttrice della “Biblioteca Scientifica e per i Pazienti”, e Responsabile del progetto “Patient education” del Centro di Riferimento Oncologico  (CRO) di Aviano
 
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topo-biblioteca    Questa sezione vuole periodicamente proporre all’attenzione dei lettori  delle notizie scientifiche attuali, riguardanti le tematiche trattate in questo sito. Lo stile vuole essere semplice e piano, pur senza rinunciare al rigore scientifico. Credo infatti che la cultura scientifica, come la cultura in genere, vada il più possibile diffusa e resa accessibile al maggior numero di persone interessate ad essa. Nel caso specifico lo scopo che mi prefiggo è quello di dare notizie brevi, corrette e comprensibili, ma soprattutto utilizzabili, ove possibile, nella vita quotidiana del lettore. Rimango inoltre a disposizione per ogni commento, domanda o discussione riguardo ad esse. E  naturalmente cercherò di mettere sempre a disposizione di chi lo desidera, il riferimento alle fonti e i link utili ad un eventuale approfondimento.

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                                             NOTIZIE DEL GIORNO:

 

La “Patient education” non è solo una teoria, nella “Biblioteca Scientifica e per i Pazienti” del CRO di Aviano, diretta dalla dott. Ivana Truccolo, è una realtà.

 

Eccone un esempio tratto dal blog di “La Repubblica”

http://lottare-vivere-sorridere-d.blogautore.repubblica.it/2016/04/06/spezziamo-una-lancia/

 

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oggi ho letto le linee guida riguardanti la diagnosi ed il trattamento dell’obesità e del sovrappeso pubblicate recentemente da Cartabellotta e Montomoli.

Mi pare una lucida analisi ed una molto utile definizione dei comportamenti diagnostici e clinici da tenere nei confronti di un problema che, dopo essere diventato una piaga sociale negli USA, sta diventando un serio problema di salute pubblica anche da noi, specie nei bambini.

ho deciso così di ripubblicarlo (è open access) tale e quale sul mio sito per quelli che fossero eventualmente interessati a leggerlo:

http://www.evidence.it/articoli/pdf/e1000120.pdf

 

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INDICE E CARICO GLICEMICO E CANCRO AL SENO

A testimonianza del sempre maggiore interesse che i concetti di Indice e Carico Glicemico rivestono presso i reicercatori di tutto il mondo e negli ambiti più diversi, segnalo questo studio del Karolinska Institut di Stoccolma, sull’associazione tra Indice e Carico Glicemico e cancro al seno.

(martedi, 14 luglio 2009)

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IPERTENSIONE: I BENEFICI DELL’ACIDO GLUTAMMICO

(‘ipertensione è ormai una malattia sociale. Su scala planetaria, l’ipertensione risulta la terza causa di inabilità dopo la  malnutrizione e il tabagismo, e precede in tale classifica la penuria di risorse idriche e la sedentarietà. Le stime più recenti indicano che in Italia il 21 per cento degli uomini e il 24 per cento delle donne presentano valori di pressione arteriosa al di sopra del normale, il che significa in Italia oltre 10 milioni di persone. Per valori al di sopra del normale si intendono una pressione arteriosa massima a riposo superiore a 140 mmHG e minima, sempre a riposo, superiore a 90 mmHG. Molto spesso è asintomatica e il soggetto se ne accorge solo in occasione di un controllo medico. Il rischi più gravi sono l’infarto e l’ictus cerebrale)

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Il consumo di un comune aminoacido che si trova nelle proteine vegetali potrebbe essere associato a una pressione sanguigna più regolare: è quanto ha concluso una ricerca pubblicata sulla rivista “Circulation: Journal of the American Heart Association”.

I ricercatori hanno riscontrato infatti come a un aumento del 4,72 per cento dell’introito giornaliero di acido glutammico sul totale delle proteine assunte con la dieta era correlata una diminuzione media della pressione sanguigna sistolica di 1,5-3,0 millimetri di mercurio (mmHg) e di quella diastolica di 1,0-1,6 mmHg.

“Tali variazioni possono sembrare trascurabili per un individuo; tuttavia, su ampia scala, considerando per esempio una intera popolazione, rappresentano una riduzione potenzialmente importante”, ha spiegato Jeremiah Stamler, primo autore dello studio. “Si stima che una riduzione della pressione sistolica media della popolazione di 2 mmHg potrebbe abbattere i tassi di morte per ictus del 6 per cento e la mortalità per patologie coronariche del 4 per cento”, ha commentato Stamler, professore emerito del Dipartimento di medicina preventiva della Feinberg School of Medicine della Northwestern University in Chicago, in Illinois.

Sulla base dei dati sulla popolazione statunitense raccolti nelle statistiche 2009 dell’American Heart Association 2009, si tratterebbe di risparmiare la vita, rispettivamente a circa 8600 e 17.800 persone all’anno.

Nel corso dello studio, i ricercatori hanno analizzato i dati di 4680 persone di età media pari a 40 anni che vivono in 17 aree rurali e urbane in Cina, Giappone, Stati Uniti e Regno Unito raccolti nell’ambito dell’International Study on Macro/Micronutrients and Blood Pressure (INTERMAP). Quest’ultimo è uno studio di popolazione progettato con l’obiettivo di chiarire il ruolo di diversi nutrienti nell’eziologia dell’ipertensione, un disturbo con una notevole prevalenza nella popolazione di mezza età. Stamler e colleghi hanno analizzato i risultati di otto test della pressione arteriosa e delle analisi delle urine, corredati da questionari relativi alle abitudini alimentari.

“Sebbene il nostro gruppo di ricerca come altri abbia già in passato rilevato un’associazione tra un maggiore consumo di proteine vegetali e più bassi valori di pressione arteriosa, si tratta in questo caso del primo studio che ha analizzato nello specifico l’importanza dell’acido glutammico”, ha concluso Ian J. Brown, coautore dello studio e ricercatore del Department of Epidemiology and Public Health dell’Imperial College London.

I ricercatori sottolineano tuttavia come non esistano attualmente dati sugli effetti della supplementazione con prodotti di sintesi a base di questo aminoacido e che pertanto si sentono di raccomandare soltanto di migliorare le abitudini dietetiche per un maggior controllo dei disturbi e delle patologie connesse all’ipertensione.

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(Tra i vegetali il più ricco di acido glutammico è indubbiamente il pomodoro, e più è maturo più ne contiene, ma anche la soia, i fagioli e i cereali in genere ne contengono. Ne sono molto ricchi alcuni funghi e alcune alghe usate in oriente dove l’acido glutammico viene considerato il principale componente del gusto “umami“. Ne sono molto ricchi anche taluni formaggi, in particolare il parmigiano reggiano.)

(venerdi 10 luglio 2009)

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I CIRCUITI NEURONALI DELLA PAURA

Grazie ai risultati ottenuti, i ricercatori sperano di ottenere preziose informazioni per trattare i disturbi d’ansia, e in particolare qualli legati allo stress post traumatico

La paura è un’emozione fondamentale negli animali così come nell’uomo. Ora un gruppo di neuroscienziati ha localizzato per la prima volta i neuroni responsabili del condizionamento dovuto alla paura nei mammiferi.

Il condizionamento dovuto alla paura è una forma di apprendimento pavloviano, o associativo, ed è considerato un sistema modello per la comprensione delle fobie, del disturbo da stress post traumatico e di altri disturbi d’ansia.

Utilizzando una tecnica di imaging che permette di visualizzare l’attivazione neuronale nei ratti i ricercatori dell’Università di Washington hanno individuato nel nucleo basolaterale dell’amigdala la regione in cui è codificato il condizionamento dovuto alla paura.

Già precedenti studi avevano indotto a sospettare che sia l’amigdala sia altre regioni cerebrali, come l’ippocampo dorsale, fossero associate alla formazione dei ricordi di eventi paurosi.

“Questo nuovo lavoro sembra indicare che il ruolo dell’ippocampo sia quello di elaborare e trasmettere all’amigdala l’informazione degli stimoli condizionati”, ha commentato Ilene Bernstein, docente di psicologia dell’UW e coautrice dell’articolo apparso sulla rivista ad accesso libero “PLoS One”.

Il condizionamento associativo è la forma basilare di apprendimento nel regno animale ed è utilizzato regolarmente nello studio delle trasformazioni che subiscono i circuiti cerebrali come risultato dell’esperienza.

In questo caso, la sperimentazione era tesa alla ricerca del sito in cui convergono nel cervello l’informazione riguardante stimoli condizionati e stimoli incondizionati quando si formano i ricordi di paura. I ricercatori hanno utilizzato quattro gruppi di ratti e li hanno posti singolarmente per 30 minuti all’interno di una camera che non avevano mai visto prima.

I ratti del gruppo di controllo procedevano a esplorare la camera, poi diventavano meno attivi e alcuni di essi infine si addormentavano. Anche il gruppo dello “shock ritardato” esplorava la camera, diminuiva l’attività, ma riceveva una scossa elettrica dopo 26 minuti. I ratti del terzo gruppo venivano lasciati tranquilli a prendere confidenza con la camera in 10 visite successive e infine ricevevano anch’essi la scossa elettrica. Il gruppo finale riceveva invece lo shock elettrico immediatamente dopo essere stato introdotto nella camera.

Nei giorni successivi, i ratti sono stati posti nuovamente uno a uno nella camera, dove hanno mostrato il caratteristico comportamento di immobilizzazione, frutto della paura. Le forme più intense di immobilizzazione si osservavano in quegli animali che avevano ricevuto uno shock ritardato senza essersi familiarizzati con l’ambiente.

Solo nel gruppo dello shock ritardato sono state trovate prove di attivazione convergente dello stimolo condizionato (la camera) e di quello incondizionato (lo shock). L’esperimento ha così mostrato come gli animali possano acquisire una paura a lungo termine quando un nuovo contesto è accoppiato con uno shock somministrato 26 minuti dopo, ma non quando lo shock è associato a un contesto familiare.

“La paura e l’avversione per un sapore sono entrambi esempi di apprendimento associativo, in cui due esperienze vengono acquisite insieme. Spesso l’apprendimento è molto rapido, poiché è critico per la sopravvivenza: infatti permette di evitare posti pericolosi o i cibi tossici”, ha spiegato la Bernstein. “Le persone spesso hanno fobie che sono causate da stimoli che provengono da qualcosa che è successo loro, come essere spaventati da un serpente o essere in una camera buia. In questo modo sviluppano un disturbo ansioso”.

“Grazie a questi risultati possiamo ricavare preziose informazioni per trattare i disturbi d’ansia, facendo in modo da diminuire o eliminare il condizionamento: è anche uno strumento per comprendere ciò che succede nelle cellule cerebrali e il meccanismo sottostante al condizionamento dovuto alla paura.”

(giovedi 9 luglio 2009)

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About Andrea Flego

Andrea Flego
studio medico di psicoterapia e psicologia dell'alimentazione

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