Il malessere della coppia si può curare? prima parte: da dove nasce il malessere

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La coppia è luogo di emozioni. Quell’insieme di emozioni che chiamiamo amore. Qualcuno ha parlato dell’innamoramento (che è anche tempesta di ormoni) quasi come di una “psicosi transitoria fisiologica”. Cioè di uno stato naturale, anche se a volte alquanto irrazionale, in cui può esserci una certa alterazione del senso di realtà. Alberoni (1) l’ha chiamato “stato nascente” che tende alla “fusione” nella coppia. Per millenni l’innamoramento ha permesso la continuazione della specie, oltre a darci una delle esperienze più belle della vita. Normalmente viene progressivamente integrato, nella coppia, da elementi di razionalità, ma, finchè dura, non perde la sua caratteristica di essere soprattutto emozione. Questo stato è destinato, prima o poi, a trasformarsi o a volte a cessare del tutto, diventando così una prima causa di “malessere”. Ma nella coppia gioca un ruolo molto importante, spesso misconosciuto, anche un secondo elemento che può portare al “malessere”: quella che potremmo chiamare “l’antropologia” che l’individuo vi porta. Ogni individuo infatti viene da una storia, una famiglia, un insieme di relazioni, ha dei modelli di comportamento, delle credenze profonde. Insomma ha “un suo mondo”. E l’incontro di coppia è anche un “incontro di due mondi”. Non a caso, perché questi due mondi non appaiano troppo distanti, la saggezza popolare ha coniato il detto “moglie e buoi dei paesi tuoi”. Oggi, in tempi di globalizzazione, questo proverbio è grandemente disatteso, e se ciò può contribuire a quella che Pasolini chiamava “omologazione”, cioè alla scomparsa di tradizioni ed identità culturali nelle popolazioni, d’altra parte può produrre una ricchezza inedita sia nel rapporto di coppia che nelle esperienze di vita. Ma, specie quando la passione e l’attrazione sessuale hanno inizialmente offuscato la percezione della diversità del “mondo” dell’altro, questa “diversità” può, in un secondo momento, emergere, talvolta in modo deflagrante. Quando si comincia a vedere con più realismo quanto l’altro è diverso da noi, viene fuori il grado di “compatibilità” o “incompatibilità” della coppia. Questa consapevolezza progressiva è favorita dalla convivenza, che può anche diventare, a questo punto, la tomba della relazione. Ed il sentimento iniziale può progressivamente diventare negativo. Prova ne sia che è difficile mantenere un rapporto di amicizia con una propria o un proprio ex. Le coppie, anche in assenza di un matrimonio formale, si reggono su una forma particolare di “contratto” più o meno implicito ed inconsapevole. Tale contratto, pur se nascosto dalla passione, si esplicita progressivamente, anche e soprattutto nei suoi eventuali malintesi iniziali. Ogni individuo poi, lentamente, cambia nel tempo. E questo cambiamento può, nella coppia, avvenire in modo diseguale. I due possono ritrovarsi diversi e non riconoscersi più. E quando accade, uno può voler lasciare l’altro e farlo perciò soffrire, specie se è ancora innamorato, dando luogo ad incomprensioni, liti, rancori fino allo stalking. C’è infine, a mio avviso, una terza possibile causa di “malessere”, molto più frequente di quanto si pensi. Ed è l’interferenza delle relazioni precedenti, in particolare quella delle famiglie d’origine. La sapidità delle barzellette su suocera e nuora non è tanto dovuta all’appartenere a generazioni diverse quanto alle diverse forze di attrazione che sono rispettivamente capaci di esercitare sull’altro partner, “l’uomo conteso”, nel caso delle barzellette (naturalmente di ciò esistono infinite varianti sia al maschile che al femminile). Talvolta questi legami ancestrali sono forti, e vengono inconsapevolmente, e talvolta potentemente, portati nella coppia rendendo difficile definire un “dentro” e un “fuori” la coppia stessa. Talvolta la difficoltà di un progetto esistenziale comune è insita nei “diversi mondi” delle due famiglie d’origine e nelle diverse aspettative a cui i componenti della coppia sono da esse sottoposti. Oppure può esserci un diverso grado di maturità tra l’uno e l’altro o il persistere di tratti adolescenziali in almeno uno dei due. Il “malessere”, dovuto a questi fattori in varia combinazione tra loro, può allora accentuarsi e, talvolta, scaricarsi sui figli. Spesso la rottura viene semplicisticamente attribuita alla gelosia, oppure all’infedeltà, che possono diventare, talvolta a torto, l’unico pretesto di un disagio che invece viene da più lontano. L’infedeltà, credo, da sola non è obbligatoriamente distruttiva del rapporto di coppia, anzi talvolta può ravvivarlo. La gelosia invece, alla lunga, può essere molto pericolosa per la coppia, specie quand’è eccessiva o francamente patologica, e nasconde a volte una profonda insicurezza in se stessi e sfiducia nell’altro. Che può quindi fare il terapeuta in queste situazioni? Ne parlerò nella seconda parte per quelli che avranno la pazienza e la compiacenza di tornare su queste pagine. (Continua). (con il contributo di Ivana Truccolo e Paola Tondo) (1) Francesco Alberoni – Innamoramento e amore – Ed. Garzanti 1980

About Andrea Flego

Andrea Flego
studio medico di psicoterapia e psicologia dell'alimentazione

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