Isole nel meriggio – Culturaduemila Ed. Enna 1992

 

 

ANDREA FLEGO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Isole nel meriggio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A Gianluca e Margherita

 

 

 

 

 

 

Tres cosas hay que hacer en la vida:

tener un hijo, plantar un arbol y escribir un libro.

 

Tre cose son da fare nella vita:

avere un figlio, piantare un albero e scrivere un libro.

(proverbio spagnolo)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. SOGNI.

(a Rainer Maria Rilke)

 

 

Stelle cadenti a notte

che costellate strade a divinare

del desiderio i corsi e del destino!

 

 

Ah! farsi forza e uscire

orecchio a terra auscultare nel grigio

dove ogni cosa va fiutare i guadi!

 

Fuori di senno il sogno?

Caparbia voglia impudico volere?

Untore e sfida del sacro reale?

 

Ah! farsi forza esserci

leggere ricercare

Fantàsia temperare nel reale!

 

**

 

Sempre amerò quei sogni

che il cielo mi darà fatti di vetro

cemento ferro sapienza coraggio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

NEMESI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. LA NOSTRA CABOURG

 

 

Supino al vento. Notte: Sciabordìo

di scommesse e ambizioni. Cuori in gola

sparsi dalla scogliera. Dolce

si diluisce la stagione al mare

dolce di tanti piccoli frammenti

costruita in sordina.

 

**

 

Anch’io Rainer stupito

romantico inattuale

ho trovato una patria

una piccola Cabourg.

 

(Duino)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. UN ANGELO SCIUPATO

 

 

Arrida terra rossa che nutrivi

semi di cardo semi di girasole

crebbero in poca acqua ed elemento

inorgogliti al vento ostentavano

spine.

 

 

E sassi tratti su per la collina

durezze antiche pur senza sapere

la casa dei sorrisi poca ragione

al cuore.

 

 

E poi frusciare sabbie infide quando…

seduto assorto un angelo scarmagliato

àncora diede al fortunale

muto.

 

 

E poi casa mondo gioielli angosce labbra

teorema lacci da scarpe insieme

scapestrata fiducia ragazzaccio

durezze e spine e sentimento

ancora.

 

**

 

E’ sempre lì quell’angelo sciupato

seduto assorto offre e sicura

muto.

 

 

In cambio grandi domandano i suoi occhi:

-Il tuo respiro lasciami ancora

accanto-.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. RISPOSTE

 

 

Alice ferita aperta

che maldestro ho congelato

mano fredda e tesa

che mi reclama vivo.

Che vai cercando Alice?

Forse in me la ragione

del tuo ruvore?

Ma non è forse solo

il tuo scostarti

che ispido mi assilla?

E se lanciamo un ponte

basterà poi spalmarlo di sorrisi

per soffocare l’acido

che in fondo rode?

 

**

 

Risposte. Come cercare?

Cercar da noi o lasciar fare

al tempo?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. NESSUNO

 

 

Scivola sull’acqua silenziosa

la nostra vita di cercatori (in agguato

Nessuno divora sirene commosso pirata)

di cercatori d’oro.

Costeggiare è la nostra vita

scogli gente maree corteggiare

e sedurre per isole.

Legato e celato alla terra è Nessuno ma non le appartiene

Signore della Battigia.

Ma poi non ci si ritrova (ori maledetti

attirano mille bussole) orizzonti diversi implacabilmente.

Raffiche di babele nessuno rimane per raccontare.

Prendiamo le vele con gli occhi ma ci sfuggono

di tra le rotte. A volte ne abbiamo abbastanza

del vento che spira.

 

**

 

Alcune abbiamo provato a fermarle.

Le avremo dolcemente negli occhi

alla fine del viaggio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. AFTER

 

 

After many acid days

after a lot of night

after a stormy loving hate

after an artificial dying…

 

perhaps now time is peace:

time is a smile

in thinking of you.

 

 

 

 

 

 

    DOPO

 

 

Dopo molti giorni acidi

dopo molta notte

dopo un odio amorevole e burrascoso

dopo un morire artificiale…

 

 

forse ora il tempo è pace

il tempo è un sorriso

nel pensare a te.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. ERI ME

 

 

Ricordi quando mi hai raccolto

sulle rive del deserto?

E quando mi hai preso per mano

e mi hai condotto via?

 

E quando il tuo profilo

è diventato isola mai prima indovinata

ed il tuo mormorare sorgente mai prima così amata?

 

E quando volammo assieme

per le rotte della fantasia

e della ragione?

 

E quando la mia passione

e la tua indecisione hanno partorito

la nostra invidiata goccia d’acqua?

 

In tutte queste cose tu eri me

teneramente me tenacemente me.

 

Ed io di quando in quando mi ammalavo

di una sottile ed ambigua malattia:

aver bisogno di te e averne paura.

 

**

 

Ti cerco sai, anche nel darsi tutto;

ti cercherò preziosa

-ed è la prima volta-anche nella scoperta

di non potersi dire.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. IL NOVISSIMO MELZI

 

 

Altri tempi a S. Sabba ancora lorda di Risiera

(lager negato non si poteva dire)

Pinuccio quale infantile gioco?

 

Nero d’olio di fabbrica mio padre un aeroplano

felicità lucente d’alluminio al tornio.

-Se fossi andato a scuola- sempre disse.

 

Periferia fumosa lezzo d’Aquilinia nella minestra

petrolio a Zaule e ci andavamo al mare.

Grandi guerre in via Paal. Ero piccolo e schivo.

 

– A che serve? – chiese Pinuccio – E’ un libro:

Il Novissimo Melzi – feci io – chiedimi una parola!

– nave – rispose. Io risi.

 

**

 

Il primo libro della mia famiglia lo ritrovo

a Duino: Pinuccio! Un soprassalto: l’ultima volta

in clinica candidato suicida. Io dottore.

 

Or son tornato. Ricco

di sapere e ricordi. Della mia biblioteca

questo è il libro piu’ grato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. LA CANZONE DELL’UOMO CHE NON C’E’

(Frammenti da un’opera rock)

 

 

E’ la canzone dell’uomo che non c’è

lente passano le ore a cercare dentro in te

ogni ragione ogni senso dell’età

ogni emozione ed imperturbabilità.

 

Quando senti la canzone dell’uomo che non c’è

ripercorrere pareti notti attese intimità

ti senti donna forse meno forse piu’

ti senti roccia che si scioglie con le lacrime nel tè.

 

quante volte la canzone dell’uomo che non c’è

ha celato le tue rughe ha nascosto i tuoi perché

come ti è magico trovar felicità

come ti è dolce costruire umanità

 

di cui nutrire i figli tuoi

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. MIND’S FICTIONS AND SOUL’S TRUTH

 

 

My mind is like some pretty clothes

I wear upon naked skin of soul.

 

Does mind appear out of the ocean

as an earthshake arising peak?

 

Magma is my soul deep sweet and free

not seen not heard but free.

 

It needs it likes breaths on the neck

and silence fingers on its lips.

 

**

 

Mind is the stage I use

to bring my soul a-walkin’ around the world

 

 

 

 

 

LE FINZIONI DELLA MENTE E LA VERITA’ DELL’ANIMO

 

 

La mia mente è come una veste attraente

che indosso sopra la pelle nuda dell’animo.

 

La mente appare fuori dall’oceano

come un picco sorgente dallo scuotimento della terra?

 

Magma è il mio animo profondo dolce e libero

non visto non sentito ma vero

 

Ha bisogno di respiri sul collo

e gli piacciono dita di silenzio sulle sue labbra.

 

**

 

La mente è il palcoscenico che io uso

per portare il mio animo a spasso per il mondo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ONIRIA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. AMANDA (Frammenti da un’opera rock)

…  Giunsi una volta anche alla terra di Sicilia,

                            giunsi alla pianura di Eubea ricca di vigne,

                            e a Sparta, la splendida città dell’Eurota feconda di canne,

                            e benigni tutti il mio arrivo accoglievano,

                           ma gioia non riscaldò il mio cuore dell’accoglienza ospitale:

                           in tal misura nulla m’era piu’ caro della patria…

                           (TEOGNIDE DA MEGARA, VI SEC. A. C., FRAMMENTO N. 17)

 

 

 

 

**

 

… Deve pur esserci un posto

dove i sogni cominciano al mattino…

 

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**

 

… Quali emozioni antiche si rincorrono

nel raccontare

le storie delicate e intraducibili

dei nostri giorni.

 

Distese senza tempo e i venti del sud europa

non colmano

la vela del destino e dei tuoi sogni

Amanda.

 

La vela che tuo padre ha portato lontano

e tu non sai piu’ quando

e quante volte gli hai scritto:

-perché non sei tornato mai?-

 

– e come fai ad amare tra ghiacci e foreste

che non s’erano mai viste?-

-qui la tua donna ti apre ogni giorno la porta-.

 

-Forse devo restare con lei

immaginare la libertà

come se fosse restare

per amore per lealtà.

Cosa mai sarà la libertà?-…

**

 

 

 

 

**

 

… Quanto

di questi liberi momenti

pensati sotto pelle

il tempo ci lascerà?

 

Gira

la ruota tritapensieri

schiaccia sulle pareti

grappoli di emozione.

 

Senza pietà

il pendolare inghiotte la città…

 

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  1. NORD.

(Frammenti da un’opera rock)

L’esule non ha amico, non ha compagno fedele:

                e questa è pena ancor piu’ amara dell’esilio

               (TEOGNIDE DA MEGARA, VI SEC. A. C., FRAMMENTO N. 8)

 

 

… Lasciati sfiorare dalla nebbia

lasciati cullare dalla rabbia

lasciati avvicinare dalla città che morde

le tue spalle i tuoi pensieri

mentre il Nord già ti entra

nel respiro anche

se non sembra tutto vero

insegui i tuoi vecchi

silenzi a confondersi

in mezzo a giovani rumori

e il fiato per correre insieme

a questo metrò ti manca

sempre di piu’.

 

 

Ma al Nord si avverano i pensieri

anche se non vengono a colori

anche se a volte ci si perde

o si resta soli

si può disegnare una città

sull’orizzonte

e quando la memoria ci accarezza

si può cercar riparo

tra la gente.

 

**

 

Stringi nuove mani con dolcezza

sciogli la speranza nella piazza

altri amori senti crescere dentro

avvolti a malapena

in un po’ d’incertezza

mentre il Nord impercettibile

mistero ti risponde col suo fiato

volubile e raro e come in un film

c’è un diaframma invisibile

come ci fosse un cuscino

di nulla un muro

di polvere. Fino a quando

resisterà?-…

 

 

  1. SHODOKA

(Frammenti da un’opera rock)

 

 

Una farfalla di carta da tempo

voleva essere viva

ed aspettava con ansia

che un pennello amico

la donasse al mondo.

Finché una sera acerba diede

al pennello i suoi colori

argento e perla

Shodoka allora-la farfalla-

dal foglio incerta s’involò.

 

Shodoka bambina che voli al mare

con ali di carta velina

Shodoka sincera difendi i tuoi colori

forse il sale li stingerà.

 

**

 

Ed il pennello stillava

del colore argento e perla.

Guardando il mare spendeva

la sua nuova difficoltà

di disegnare

Shodoka volava-stupita-

di qua e di la’

dall’orizzonte

-Voglia il cielo

che sia bella e che ritorni

ogni tanto qui-

 

Shodoka diceva: – sono viva

e tu sei solo uno strumento inerte-

E poi sorrideva: -vola anche tu

da qualche parte un giorno

mi troverai -.

 

Shodoka farfalla voglia

il destino

che tu non sia

Shodoka ribelle solo

la mia fantasia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. LA FIGLIA LA MADRE LE STAGIONI

 

 

Densa d’amore d’occhi di rimbrotti

e d’inquietudini leggère nella mente

la Madre (terra) vive senza respiro

delle sue incontrollabili corolle.

 

Le spia teneramente a bucar la neve

ma il pudore di Figlie la vorrebbe assente

l’ansia del nuovo invece in tacita fiducia.

 

**

 

Ma chi si proverà a fermare il sole

per negare la primavera che esplode?

Chi non vendemmierà per ingannare

l’autunno che fa austera e bellissima la terra?

 

Ma primavera e autunno Figlia e Madre

hanno insieme colore intese odore

da incoronare degnamente il tempo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. ROMA.

 

 

Roma,

dolce strega e sinuosa

si mostra al sole di S. Pietro. Copre

nel pigro “look” il fascino segreto

della sua mente…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. AMORE E PSICHE DI CANOVA.

 

 

Ali e segreto esseri e pietra sai

mi specchio. Frutti della ragione (noi?)

immobili fruscii di desiderio.

 

Acque di lago accennano

ai segreti del bello.

 

(Lecco)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. AMO.

 

 

Amo trascorrere stagioni

a cercare risposte evanescenti

amo poi le domeniche inseguire

fantasie e contatto col silenzio.

Mi tormenta la pioggia e l’aggirarmi nel

parcheggio

senza saper andarmene. Speranza

c’è nella fuga e vero inquieto

e scherzo un poco triste nel sorriso

e tutto mi risponde e mi confonde

insieme.

Forse è una tenera umanità (preziosa e assente)

greca

o forse (si può semplicemente dire?)

non è di fatto aria.

 

**

 

Voce di quando in quando e poi mi rodo

son troppo o troppo poco?

Ma se ci sono – sola risposta – devo

anche se l’odio

affidarmi al tempo ed all’incerto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. TENDERNESS AND WAYFARERS.

 

 

Along the bow which life strains with its rope

a need of Tenderness breaks up the quiet steps

 

of a Wayfarer.. He (she)’s going to a mighty hope

to reach the end being wise to be perhaps

 

a grown-up spirit. But he (she) feels on side

only a day-by-day growin’ up pain.

 

Eyes are too-seekin’ boots need a lot of pride

to keep ghosts out of the rough road and brain.

 

**

 

May he and she Wayfarers meet the fondness

and skin velvets each other before time wanes?

 

 

TENEREZZA E VIANDANTI

 

 

Lungo l’arco che la vita tende con la sua corda

un bisogno di tenerezza rompe i passi tranquilli

 

di un Viandante. Egli (ella) sta andando verso

[una possente speranza

quella di giungere saggio(a) alla fine di essere forse

 

uno spirito cresciuto. Ma sente nel suo fianco

solo un dolore a crescere giorno dopo giorno.

 

Gli occhi stanno cercando troppo i calzari hanno

[bisogno di molto orgoglio

per tenere i fantasmi fuori dalla ruvida strada e

[dal cervello

 

**

 

Potranno lui e lei Viandanti incontrare la passione

e velluti di pelle l’un l’altra prima che ne manchi

[il tempo?

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. SIBILLA MIA SIBILLA

 

 

Mappe porta la notte sentieri immaginari

a leggere la cabala dei giorni

inesplorati ancora.

 

Sull’orizzonte dubita s’increspa

l’ala del passo migratore

non terra né miraggi o isole di gabbiani.

 

Quale fortuna combattente altero

quali segreti emozionare ancora?

Eroi basta.

 

L’armatura non regge

strali piu’ subdoli senza trasudare

succhi di morte.

 

Cedere è fine piu’ greve proseguire.

Dimmi ancora di come e del presagio

inquieto dei vent’anni:

-“Non so se mai tu troverai la pace

finché non porrai il capo sul mio cuore” – (1)

 

Dopo altrettanti dov’è il cuore dei giorni?

E la Sibilla linfa del destino?

Muta nel vento beffarda sibillina.

 

***

 

 

 

 

 

1) Versi finali di “Libertà”, lirica scritta il 25 marzo 1968

( “Ricordi d’un tormentato liceo”, inedito).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

19 bis. LIBERTA’

(25 marzo 1968)

 

 

Non posso lasciare alle rocce il loro colore

senza sentire il profumo della serra

non posso credere al vento traditore

senza percorrere le piane della terra

 

vale piu’ l’uomo o il dovere?

val piu’ la gioia o il dolore

che è l’uomo se non pietà e potere

caldo freddo se non contraddetto umore?

 

Tortore paiono mentre son falchi

canto stregato penne potenti

mentre si librano nel cielo. Liberi?

 

Qual’è il tuo credo, tortora?

ed il tuo dio, falco?

 

Esiste libertà da te, amico falco?

Esiste amore volto a te, tortora?

 

**

 

“Non so se mai tu troverai pace

finché non porrai il capo sul mio cuore”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. PRIGIONIERO.

 

 

Alba quieta di torpidi pensieri

e prigioniera.

 

Santu Fiorenzu minerali a la rena

multicolori

 

come i miei giorni. Affiorano frammenti

dimentichi monili.

 

**

 

Arco che scocca contrasti insospettati

a settentrione

 

fin sull’Aurelia. Deserto marea vigna

come il mio cuore:

 

fuggo sul mare ai polsi il clangore

dei ceppi infranti.

 

**

 

Inchiavardato anelito mi sento

nano empireo vitigno

di Patrimonio.

 

 

 

(S. Florent/Patrimonio-Corsica)

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. ARIANNA-LIKE…

(to Arianna and its finally parents)

 

 

How many times we feel without a chance

and roughly run the rainy paths to try

to cross over a Tuscania-like hills’ glance.

But suddenly Arianna-like’s the sky.

 

How many people cover hints of feeling

sometimes painfull or painless sometimes hide

– life (as a psychotherapy) is thrilling -.

But suddenly Arianna-like’s the pride.

 

**

 

How many years we must go elder sailing

until we flash up with the chance of chances:

out of the bushes our wounded smiling

may draw sometimes Arianna-like romances.

 

 

SIMILE AD ARIANNA

(Ad Arianna ed ai suoi finalmente genitori).

 

 

Quante volte ci sentiamo senza possibilità

e seguiamo con tormento i sentieri piovosi per cercare

d’attraversare uno sguardo di colline come fossimo in Toscana.

Ma improvvisamente simile ad Arianna è il cielo.

 

Quante persone coprono cenni di sentimento

talvolta doloroso o senza pena talvolta nascondiglio

– la vita (come una psicoterapia) è d’alterne emozioni -.

Ma improvvisamente simile ad Arianna è lo splendore.

 

**

 

Quanti anni dovremo andar piu’ vecchi per mare

finché non ci infiammi la possibilità delle possibilità:

fuori dai cespugli il nostro sorriso ferito

può trarre a volte fantastiche avventure

somiglianti ad Arianna.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ESSERCI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. CUORE SELVAGGIO.

 

 

Perché il mio cuore soffre

quando il tuo si confronta col mondo

anche se la mente sa

che è un modo per tornare

piu’ saggio?

 

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Forse perché è mite

acerbo ancora e selvaggio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. PRESENZA

 

 

Sana e gioiosa amica e scoppiettante

di una rara virtu’: il saper vivere

in pace e con saggezza i vizi. Forse

non immagini quanto sia stata

dura con te la prova e necessaria.

 

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Per questo sarai cittadina onoraria

di questo piccolo Stato del Possibile.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. CORRERE VIA

 

 

I.

 

Sereno argomentare s’appone alla violenza

s’irrora l’acting out d’ogni umana risorsa

speranza infine s’offre alla paura.

Ciò non ostante

tempo si regge senza lumi

barbaro in piazza.

 

Perché non andar via?

 

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II.

 

L’ultimo sguardo è andato sprecato

l’ultima candela spenta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. ALTRE FINESTRE

 

 

Spendiamo talvolta i nostri occhi

come finestre ad affacciarsi sulla strada

talaltra ad ancorare altre finestre.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. DONNE E UOMINI DELLE PAROLE

 

 

La gente talvolta – quelli che hanno freddo –

si ferma alla bancarella

delle donne e degli uomini delle parole.

Si fermano a volte

quelli che han dolori quelli che guardano l’orizzonte

quelli che non sanno svernare quelli che hanno amori.

Donne e uomini delle parole di vendono

con passione si danno con astuzia

si lasciano prendere con ansie.

 

Ma anche donne e uomini delle parole hanno freddo

dolore cercano terra sconosciuta sopravvivono.

Anche donne e uomini delle parole hanno amori.

Si rifugiano talora nei caffè la sera

come vecchie signore lucenti.

Si nascondono la notte in oasi improbabili

affannosi cammelli in fuga.

 

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Donne e uomini delle parole

illusi e sognatori. Forse

solo a frammenti è data la saggezza

a chi mostra paura di invecchiare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. DROGHE E MIMOSE.

 

 

Noi signori del sesso e delle cose

arbitri di illusione e di sconcerto

virgulti noi drogati di mimose.

 

Mimose abbarbicate dentro al guado

oppure ardite e sfida del deserto

eternamente femmine malgrado.

 

E noi…rabbia rispetto sentimento.

 

(8 marzo).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. ROMANIA

 

 

Uomini di pace figli

di eventi insorti da passati amori

contro l’ardore del nuovo e perfetto

soffrite – soffriamo – ora

vecchie città malandrine e brillanti

sventrate da caserme di realismo.

 

Anche noi da sempre titubanti

abbiamo gettato in mare

e piu’ volte con affetto ripescato

le nostre malegrazie.

Anche noi mai paghi del presente

cerchiamo da sempre un mondo nuovo.

Anche noi da sempre temevamo

(invoca la resa dei conti)

Il – tutto ora cambia -.

 

**

 

Già l’esteta ci aveva avvertito:

– Se ad ogni capodanno

tutto è nuovo e perfetto

avrete bisogno di troppi capodanni -.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. ROMANIA

 

 

Donne bambini nascono speranze

(e sangue).

 

Stella rossa strappata danza di strade

(e sangue).

 

telecamere incerte stuprano il medio evo

(e sangue).

 

Ribolle l’emisfero. Quale sorte?

(Criptica libertà?)

 

*

 

Ma voi per dio

FERMATE LA VIOLENZA.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. COSE

 

 

Cose del mio fluire altalenanti

in bilico pudico. Sottovoce

filtrano all’aria brune bottiglie al mare.

 

Suggere pelle cervelloso attento

passatempo ai confini cupidigia

dell’altro e d’assoluto. Antica privazione.

 

Nuova odissea cercare nuova domanda

menti altre il difficile. Vagare

incontinente di saperi e mondi.

 

Comune a pelo ma diverso a vivo

(ma qui la sorte e l’anima s’attardano

il cerchio incombe l’umore s’ispessisce).

 

Non siam piu’ noi quando l’immoto

spaventa e rassicura? O invece è nuova

pace a cui fanciulli in gioco ci abbandoniamo?

 

E Margherita crocevia dei sogni

sogni di molti (ma siano cari al cielo

soltanto i suoi).

 

E nobili ragioni e sentimenti

quale fu il bivio a cui lasciaste il passo

e suoni e voci faci tremule a notte?

 

**

 

Cose di molti edonìa grinta la morte

esser piccoli e flutti aver voglia di grande.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. RIMA AGGHIACCIATA 1990

 

 

Tizio infermiere caio dottore morti

morti ammazzati. ‘Ndrangheta camorra?

No. Cartellino. Mito. Mestiere. Il mio.

 

**

 

Tempo di pesci giorni sagittari

armati alieni due. Mito per scudo.

Ad uno cinque anni all’altro un colpo a morte.

 

**

 

Mito indifeso. Realtà fendenti. Soli?

(idea altra?) e impetuosi? (a guardia bassa?).

Tra disattenti uno a terra brucia. M’imbrivido al riparo.

 

**

 

Stridor di freni dove altre rotaie? Alla fermata

scenderanno dunque miti e distrazioni

per far viaggiare ormai arti e mestieri?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. GENOVA NELLE TASCHE

(a Gianluca e Margherita).

 

 

Figlio amato pallone

a cavalcar le onde.

Figlio amato pensieri

a schiudere orizzonti.

Senso ti resterà racconti

istanti io che non fuggo

figlio senza madre. Se Genova

ricordo avrà di noi

sia per balconi aperti

sul mar mediterraneo e sul destino

festa di attese – Duino – e del tuo nuovo

essere grande.

 

**

 

Piccolo uomo e piu’ piccola donna

– sospinti a cielo e mare –

non piu’ navigatori non piu’

santi. Per fuggir la tristezza

ancora un po’ banchieri

filosofi e poeti.

 

(Ospedale Gaslini- Genova)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. IL SUSINO

 

 

Come un castello arrugginito

svetta nudo

il susino ed indifeso

nel cielo grigioneve.

 

M’era venuto a pena

quel suo incombere folto

ed annaspare su pochi gradini

d’aria tra leccio e balconata.

 

A ricordar la gioiosa fatica

scricchiolante d’offerta

in mille gocce di luce

restavan solo sofferte ridondanze.

 

Ora non filtra agli occhi

il mare del Timavo e par ferito

forse per giorni e giorni dalla mia

improvvisata potatura.

 

M’era presa fregola di potare

con te pensieri e lucide ansie

per Margherita e la fortuna.

 

Fors’anche di dar luce e confine

all’intricato verminaio

(veti alla schiena e assenze onnipresenti)

che fa sterile il frutto

mio quotidiano.

 

Oppure forse solo posare

nell’attesa quell’ingombrante gerla.

 

Ora sfrondati i rami

ed i pensieri resto qui

indeciso – albero –

se inverno ci temprerà per le spartane

nostre sembianze

se nuova linfa e antica dignità

ci daranno altre gemme.

 

*

 

ma già ti anelo – susino – di diamanti

pendaglio e Margherita

camminarti attorno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. CHAMBRE D’AMOUR

 

 

Qui

dall’amore uccisi leggendari

amanti l’Oceano rende

la notte nel respiro

e quell’essenza – umori

d’eros marino ribolliti

per miglia e miglia al vento –

inebetisce i sensi.

 

Qui

nella notte insonne

si riaccendono turbini e colori

magia e fragranza della còte sauvage

di Quiberon ma l’altro

Oceano è stato altro perché

ancora il calabrone

ronzava con perizia ed incertezza

di tra falesie irte d’angosce altrui.

 

Qui invece

s’è scoperto crisalide s’è visto

ferito a tessere

quieto inapparente.

 

Qui

dove occaso e mare

diuturni irridono l’orgasmo

degli amanti. Qui dove ancora compiono

lo stesso sacrificio

dilagando ogni anfratto e dove ancora

quell’ignota passione arde

in seno alla storia.

 

(Biarritz)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. L’ITALIANO

 

 

Lago Lemano incanto

predisposto con cura. Nel bistrot

servono birra lunghi flùtes allusivi

unico licenzioso cenno. Fredde

serate dietro la finestra:

vele Savoia nuvole a svanire

nel sonno la montagna. Rivedere

– che vide Byron? – maschere ad una ad una

di questa babilonia.

– Voulez-vous déguster – sorriso thailandese

– notre viande séchée – (orgoglio dei Grigioni)

e par che dica: – è la mia patria, intendi? –

 

Il professore

allampanato e dolce va cercando,

fluttuante al traffico come a guado

nel Merrimack, delicatezze elvetiche

per i bambini in Massachusetts.

 

Caro

odoroso settembre alla finestra

d’acqua e di brume cornice a bella gente.

Terra accogliente asilo

– la radio annuncia – soltanto a chi lavora.

Gentlemen e ladies in abito da sera

tra fitte occhiate inglese e gamberoni

alludono a Belgrado (tempo della Croazia).

E di calice in calice stupisce

il maìtre iberico fin dentro ai guanti bianchi

man mano che l’idioma già prezioso

va a scialacquarsi in balcaniche risate.

 

Qui la chance è per molti e senso e casa.

anche per me qui c’è un mare al mattino

ed un sogno la notte. E’ grigiazzurro

il calore che avvolge, forse è questo

il color Lemano, e forse è vivo…

 

***

 

Quasi ogni sera il portiere in sordina

– sta qui non so da quanto né da dove –

mi chiede in italiano come va.

Sembra felice di sapermi sceso

all’Hotel d’Angleterre.

 

 (Losanna)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. TRIESTE

 

 

Com’è Trieste a rivederne i clivi

di quando in quando e carezzarne il cuore

con gli occhi di rugiada nel ritorno.

 

Com’è Trieste scenario di marosi

Barcola fumigante di bora e di luce

aghi di mare gelidi alla fronte come allora.

 

Com’è Trieste stupita al mio accento,

passione acerba insospettata ai piu’

che la pensano casa solo perché ci stanno.

 

Ed il viandante com’è, che c’è nato

solo perché un destino migrastirpi

ve l’ha posato ad amarla pochi lustri.

 

Ma non dirò, o sarà solo bisbiglio:

amo Trieste, come quando all’indietro

ritornavo da scuola per dare meno vela.

 

Cerco Trieste, rada e preziosa amante

dell’oriente, da corteggiare in costume straniero.

E’ mia, seppur segreta. E lei lo sa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

About Andrea Flego

Andrea Flego
studio medico di psicoterapia e psicologia dell'alimentazione

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