La gelosia pericolosa: come prevenirla e come gestirla? 2.

 

 

 

 

 

cappuccettorosso

Come dunque prevenire la “gelosia pericolosa” scegliendo bene il partner e interrompendo un rapporto a rischio?

E come gestirla quando un rapporto dura da troppo tempo ed è difficile interromperlo?

 

Riguardo alla prima domanda, sull’amore girano da sempre alcune idee che sarebbe bene cominciare a cambiare perché stanno diventando troppo pericolose. E questo sforzo va concentrato anche sulle giovani generazioni, con l’educazione nella scuola, come sta facendo, ad esempio, l’Associazione “Fermati Otello!”  (1).

 

La prima delle idee da cambiare è che l’amore può far soffrire e che ciò è inevitabile e va accettato. Uniti “nella buona e nella cattiva sorte” significava originariamente “combattere insieme” nelle difficoltà della vita, ma poi ha spesso significato legittimare la sottomissione della donna. “Quando essere innamorate significa soffrire stiamo amando troppo”. Così inizia il libro di Robin Norwood (2) di cui consiglio vivamente la lettura. Se per “cattiva sorte” si intende sopportare un compagno o marito geloso e magari violento, questa sorte non bisogna accettarla fin dall’inizio, bisogna cercare di cambiarla il più precocemente possibile.

La seconda idea che può diventare nefasta è l’idea dell’”amore come possesso”

 

“Il mio uomo”, ma soprattutto “la mia donna”, sono concetti che bisogna cominciare a cambiare. Queste espressioni nascono come un “gioco romantico”, ma siccome le parole sono pietre, e non tutti siamo in grado di distinguere tra metafora e realtà, possono diventare in alcuni casi un “gioco al massacro”. Emblematico il pensiero recentemente rimbalzato sulla cronaca nera: Se non sei “mia” non sarai “di nessun altro”.

Invece è necessario ripescare l’antico motto femminista “io sono mia”, che non significa riproporre antichi slogan, ma definire con chiarezza un sano principio di salute mentale nei rapporti di coppia.

“Io non sono di nessuno” e quindi neanche di “nessun altro”.

Io “sto” con uno o con una, e può anche accadere, a ragion veduta, che decida di “stare” con un altro o un’altra.

 

Una terza idea, molto più difficile a morire, perché insita profondamente nell’”animale” che c’è in noi, è quella del partner come “oggetto” del nostro piacere sessuale. Il sesso non è solo un’esigenza istintuale, è anche una particolare relazione tra persone, e va “sempre” mantenuto ad un “livello umano”, cioè anche razionale, magari complementare, nel rispetto dei diversi ruoli della donna e dell’uomo, ma con “pari dignità”. In questo senso, nel “livello umano” è insito il concetto, assolutamente prioritario, di “rispetto”. Se non c’è, sempre e fin da subito, “rispetto” da parte del partner, un bel  – precocissimo – “no, grazie” è assolutamente indicato. In questo senso, l’idea, molto consolidata, dei cosiddetti “doveri coniugali” (probabilmente inventata dai maschi) non aiuta, e va progressivamente superata, a mio avviso, anche nel matrimonio. Il sesso tra due partner non è l’unilaterale uso di uno come “oggetto” di piacere da parte dell’altro. E’ un incontro, intimo, tra due persone che si concedono “reciprocamente” il privilegio di dare e ricevere piacere. Ma concedere al partner questo privilegio deve accadere “ogni volta”, non una volta per tutte.

 

Immagino le molte obiezioni a questo modo di vedere, in nome di una cultura millenaria, in cui la disparità fra i partner è stata variamente stabilita e praticata, ma oggi, alla luce dei cambiamenti sociali in atto la vecchia cultura relativa alla coppia appare particolarmente disfunzionale.

L’emancipazione della donna, lo sviluppo di mezzi di comunicazione immediati e potenti come i social media, la ricerca della qualità nei rapporti, come accade anche per cibo, beni e servizi, hanno creato persone più evolute, attente ai dettagli, esigenti. Oggi molti non si accontentano più. E neppure in amore. Si assiste così all’acuirsi dello scontro tra nuove esigenze di autenticità e di cambiamento anche nei sentimenti, rese molto più facili dalle attuali condizioni ambientali e l’antica concezione dell’amore come “possesso”. Per contro, l’essere abituati più di un tempo alla qualità della vita può rendere più acuta la paura della perdita di quanto si considera “acquisito”. E ciò può accadere anche in amore. La gelosia pericolosa può quindi esplodere all’acuirsi di questo conflitto, specie quando all’inizio del rapporto questa possibile “diversità” tra i partner non è stata sufficientemente esplicitata.  Il possibile scontro quindi tra vecchi e nuovi modi di concepire i rapporti di coppia appare sostenere in modo sempre più esplosivo lo stalking e i femminicidi. Per cambiare i comportamenti nella coppia e soprattutto per legittimare comportamenti protettivi dell’incolumità psicologica e fisica delle persone all’interno di essa, vanno cambiate prima le idee. Per questo iniziative di educazione e sensibilizzazione come quelle della citata Associazione “Fermati Otello!” (cfr. 1) vanno nella giusta direzione.

 

 

Quando inizia un rapporto, è utile andare oltre la passione e l’innamoramento, e mantenere un piccolo spazio di razionalità, capace di cogliere precocemente segnali pericolosi.

Spesso i partner, travolti dalla passione, non parlano abbastanza tra loro, non cercano di conoscersi, non si scambiano reciprocamente la propria idea di coppia. Non è di malaugurio parlare anche del fatto che la passione può finire e con essa il rapporto, ed è utile valutare dalla risposta dell’altro il suo grado di accettazione di questa possibilità. Ogni donna (ed anche ogni uomo) dovrebbe porsi precocemente la domanda: “sono la sua ferrari per quando vuole correre e ostentarmi, oppure è innamorato/a anche del mio cuore e della mia mente e interessato/a anche alle mie qualità come persona?”

Un altro segno precoce da tenere sott’occhio è la superficialità. “Sotto la passione (e il sesso) niente” è condizione potenzialmente pericolosa, che può esplodere quando passione e sesso scemano. Anche perché ciò non accade a entrambi nello stesso momento. Più spesso, quando la passione si affievolisce in uno dei partner,  l’altro diviene frustrato e arrabbiato. Quale capacità ha il partner frustrato di reggere la frustrazione senza trasformarla in aggressività pericolosa? E’ meglio cercare di saperlo fin dall’inizio, e non accorgersene solo quando comincia ad accadere, e se del caso, decidere di interrompere il rapporto “prima” che sia troppo tardi. Se poi si verificano episodi di violenza psicologica importanti, e magari anche di violenza fisica, non si deve esitare ad interrompere il rapporto, prima che la consuetudine e il coinvolgimento emozionale rendano difficile farlo.

 

Riassumendo, è utile valutare precocemente il/la partner e la relazione, su tre elementi: “rispetto dell’altro”, “capacità di reggere civilmente un possibile distacco”, “interesse all’altra persona, al di là dell’attrazione sessuale”.

E’ tassativo, a mio avviso, bloccare precocemente un rapporto in cui c’è violenza, e questo anche per cambiare la cultura di tutta la società.

Nella coppia, TOLLERANZA ZERO ALLA VIOLENZA, anche a quella psicologica.

 

E veniamo alla seconda domanda.

Che dire delle situazioni in cui il rapporto dura da molto tempo, magari c’è un matrimonio e dei figli, e col tempo la relazione è andata deteriorandosi al punto tale che uno dei partner sente il bisogno di separarsi, ma l’altro non appare in grado di accettare una separazione?

Ci sono situazioni che durano da anni, in cui separarsi è molto difficile, talvolta impossibile. Ci sono anche situazioni in cui qualunque cosa si faccia non garantisce di riuscire a prevenire atti di violenza al momento del distacco, ma in altri casi, a mio avviso , la violenza accade perché si commettono errori evitabili. Cercherò di spiegarmi meglio.

 

Un partner (spesso è l’uomo), dopo molti anni di relazione e/o convivenza ha strutturato un suo schema di vita, un suo habitat, delle abitudini inveterate. L’altro partner (più spesso è la donna), anche quando l’attrazione sessuale è scemata e i rapporti sono radi e insoddisfacenti o nulli, può garantire comunque nella coppia una presenza, un dialogo, per quanto problematico, la gestione della casa e della persona. Può rappresentare inoltre una rispettabilità esterna, con parenti, amici, conoscenti, datori di lavoro ecc., e sostenere nel partner un sufficiente livello di amor proprio e di autostima, specie in presenza di un “malinteso senso dell’onore” o di un senso di inadeguatezza o di inferiorità. Talvolta il o la partner viene vissuto implicitamente come una garanzia contro solitudine e vecchiaia, garanzia che viene data per scontata. Una possibile separazione può allora venire percepita, anche in modo acuto, come un pericolo. E il rischio di perdere tutto questo, magari all’improvviso, può generare ansia e paura. Il partner che vuole separarsi può allora esserne considerato “l’unico responsabile” e diventare oggetto di grande aggressività.

Non giustifico in nessun caso la violenza, ma propongo un ragionamento per tentare, ove possibile, di prevenirla.

Intendo dire che un partner, se vuole tentare di separarsi dopo molti anni di convivenza o di matrimonio, evitando situazioni di forte aggressività e di violenza, “deve” porsi anche il problema di come l’altro partner possa trovare una nuova situazione di vita sufficientemente soddisfacente. Questa cosa va elaborata insieme, quando è possibile, magari avvalendosi di un professionista qualificato. Comunque è un processo lungo e delicato, che non va affrettato, ma che va decantato secondo i tempi necessari.

 

La violenza può invece essere generata dall’unilateralità della decisione di separarsi, e dal suo apparire improvvisa, non sufficientemente meditata, imprevista, umiliante di fronte agli altri, ineluttabile, anche catastrofica. Ciò può spiegare violenza e femminicidi da parte di persone di età media o avanzata, altrimenti irreprensibili fino a quel momento.

 

La principale difficoltà nel separarsi dopo anni di relazione, consiste nella necessità di cambiare una vita ormai consolidata e abituale. Nessuno ama l’ignoto, specie dopo una certa età. Per contro, il fatto che dopo anni di convivenza o matrimonio di solito ci si conosce piuttosto bene può rappresentare una risorsa per affrontare meglio la situazione.  A disposizione di chi vuole separarsi, ci possono essere quindi molti elementi di conoscenza del partner, di come prenderlo, di come affrontare i suoi problemi e proporre soluzioni ragionevoli.

 

Riassumendo, dopo anni di relazione e/o convivenza bisogna valutare bene se una separazione è possibile, e in caso positivo porsi il problema di come l’altro possa trovare un proprio equilibrio a seguito del distacco. Pensare solo a se stessi può essere pericoloso. Siccome la cosa accade di solito in un contesto di contenzioso, quando non di vera e propria lite, può essere necessaria una mediazione equilibrata. Difficile che possano farla i parenti, spesso essa è difficile o impossibile anche per i figli, specie se piccoli o comunque giovani. Un professionista può essere una scelta adeguata, ed anche associazioni esperte del problema o  centri antiviolenza e di aiuto alla donna, possono rappresentare una risorsa valida a cui ricorrere senza esitare.

 

Vorrei ricordare ancora due cose importanti.

 

Avere un nuovo partner troppo precocemente, e magari ostentarlo, può essere un errore. Meglio rimandare la cosa a tempi in cui il contenzioso si avvia a soluzione, e la situazione di separazione si è decantata e consolidata. In caso che questo non sia possibile, mantenere accuratamente la riservatezza della nuova relazione è d’obbligo, finché non si abbia una ragionevole sicurezza che la gelosia pericolosa non possa riversarsi anche sul nuovo partner. E ciò può accadere, credo, solo dopo un ragionevole lasso di tempo.

 

Infine:

 

Una situazione pericolosa non va mai mantenuta confinata nel rapporto di coppia o dentro le mura di casa. Va comunicata a parenti, amici, persone fidate, professionisti. E se necessario anche alle forze dell’ordine, specie in caso di violenza ripetuta o continuata.

E’ preferibile una denuncia precoce piuttosto che non avere più il tempo di farla.

Ed una volta interrotto il rapporto non fidarsi mai dell’ultimo chiarimento. Potrebbe risultare fatale.

 

  1. Fermati Otello!

E’ un’Associazione di volontari, con sede a Milano, che nasce con lo scopo di sensibilizzare i cittadini sul tema della violenza di genere, proponendo dibattiti, creando momenti di confronto sul femminicidio, bullismo, sessismo, omofobia, organizzando iniziative e promuovendo corsi di prevenzione alla violenza presso le scuole di Milano dal titolo “Ti amo se ti rispetto”

www.fermatiotello.com

#TiAmoSeTiRispetto

 

Dall’indagine condotta da Fermati Otello! nelle scuole superiori milanesi, emerge, tra l’altro, l’esigenza da parte degli studenti di affrontare la “questione violenza” anche verbale. In particolare le ragazze sottolineano quanto sia importante far comprendere il “senso dell’offesa” proveniente anche dalle battute a sfondo sessuale che non dovrebbero mai essere considerate uno scherzo. Un aspetto culturale, quello di tollerare le battute, che va sancito, e che troppo spesso viene considerato niente altro che uno scherzo o addirittura una lusinga. Le ragazze lo colgono e lo subiscono, i ragazzi lo alimentano, considerandolo in qualche modo naturale. E’ anche su questo aspetto “linguistico” che bisogna lavorare incessantemente, senza tregua e con tolleranza zero! Fino a quando si continuerà a produrre una conversazione non rispettosa della dignità della donna, il problema continuerà ad annidarsi tra le pieghe della nostra quotidianità.

2. Norwood R., Donne che amano troppo. Feltrinelli, 1989

About Andrea Flego

Andrea Flego
studio medico di psicoterapia e psicologia dell'alimentazione

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